Albania to America…Still the Dream? Albania all’America…Ancora il Sogno?

I find myself in a state of quandry over many Albanians’ wish to want to immigrate to America in today’s age. I am reminded of a time when my family did the exact same thing and for better or worse we went to America in 1971. The reasons for our going were primarily personal, my father was a political refugee in Italy and had lived there for 25 years, marrying my mother and fathering four children. His brother, who was also a refugee, moved to America in the late 1960’s and made a home in New York City. Their circle of friends in NY was vast and there was a huge amount of support waiting for us when we arrived. My father had secured a job as did my mother, we enrolled in American schools and so began our journey. It was not easy by any means. We children did not speak a word of English, and it was a rough road at first. New York City’s population at the time was around 7 million, about double that of Rome, so it goes without saying that it was a major culture shock when we arrived. New York’s airport alone was a wonder, let alone the traffic and uniformity of the neighborhoods. My first impression flying into New York was “everything looked the same”, all the houses were lined up like cookies out of a cookie cutter; there were yellow cabs everywhere; tall, tall buildings, it was truly another world, a fantasy world. But I’m getting away from the point of this blog! Yes America is great and for us it worked out very well. But I believe had my father been able to return to Albania at the time I would be writing a different story. He was a nationalist and loved Albania and always wished to come back, however history had other plans and so things did not work out as he had hoped, but they worked out nevertheless.

Today Albania is a free country. Granted there are still many hurdles to overcome, but having been here six months I know that it’s possible for Albania to move forward and ultimately become the country everyone wishes it to be, if only not so many Albanians wanted to leave. And this is where I am at a crossroad. I can understand their wish for a better life for themselves and their children, I can understand their infatuation with America and all that it promises, I can also understand how everything to them seems bleak right now, after fifty years of oppression it destroys something in the soul. What I can’t understand is their talk about the inability to change the way things are done in Albania – Did they not break free from communism? Did they not hold on to the dream of a free Albania!

The pilgrims went to America to escape the religious oppression in England, Albanians are not oppressed anymore, they have won that battle, they are free now, they should put all their might behind their country, encourage their children to stay and make a life here, get involved in the “system” so they can change it. Things are not going to ever progress if everyone leaves and all the same people are left to run the country the way they want to. I hear complaints of systemic corruption in every corner of municipality. Who then will make Albania the place everyone wants it to be? The communists are gone but many Albanians appear to have lost the “Can Do Attitude” exhibited in the Albanians who go abroad. They need it back, retrieve it from somewhere deep within their being, I know it’s there, I have seen it in a number of Albanians who start businesses here and thrive, who get involved in local politics and persevere. America was not built in a day or in twenty years. Albania cannot be built in twenty years, it needs time to mature, to be nurtured, time to heal and progress, with patience. You cannot just blink your eyes and be in Shangri La.

Life in America is hard, you cannot be a lawyer or a doctor in Albania and expect to be one there. Many Albanians who move there find themselves working in a kitchen or driving a taxi, having a couple of jobs to make ends meet. The pace of life in America is totally different than here. Faster, hectic, chaotic. I am not trying to be a downer and steer people from going to America, I love America, it’s a great country, but people have to realize that the streets are not paved in gold, jobs are not that easy to come by, taxes are very high, there is no socialized medicine (yet), and the list goes on.

If you are lucky enough to win the lottery and make it to the US go with a very open mind. The differences between here and there are 180 degrees. The lifestyle is 180 degrees. The freedoms Americans enjoy are, for the most part, great, but there are also not so great aspects of those freedoms. You will deal with a very open and liberal lifestyle, inform yourself before going of everything you possibly can, from how much a loaf of bread costs to which state allows gay marriage. Albanians have been sheltered most of their lives and might find that the liberties other countries welcome with open arms are not in line with their idea of liberty. Educate yourself on the laws and government. Study the state you want to live in inside and out, so that you are not going to be in complete shock when you arrive. Keep your chin up and if you work hard you will find a good life there.

But please….please don’t forget Albania!!

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Mi trovo in uno stato di quandry nel corso di molti albanesi che desiderano di voler emigrare in America in questi tempi. Mi viene in mente il momento in cui la mia famiglia ha fatto la stessa cosa e per bene o male siamo andati in America nel 1971. Le ragioni della nostra emigrazione erano principalmente personale, mio padre era un rifugiato politico in Italia e aveva vissuto lì per 25 anni, sposato mia madre e avuto quattro figli. Suo fratello, anche lui un profugo, si trasferi’ in America alla fine degli anni 1960 e abito’ a New York City. Il loro cerchio di amici a NY era vasto e c’era una quantità enorme di sostegno in attesa di noi quando siamo arrivati. I genitori si erano assicurati un posto di lavoro, ci siamo iscritti nelle scuole Americane, e così inizio’ il nostro viaggio. Non è stato facile con. Noi bambini non parlavano una parola di inglese, ed era una strada molto difficile a l’inizio. La popolazione di New York City a quel tempo era circa 7 milioni, quasi il doppio di quella di Roma, quindi è ovvio che è stato un grande shock culturale quando siamo arrivati. L’aeroporto di New York era una meraviglia, per non parlare del traffico e l’uniformità dei quartieri. La mia prima impressione che ho avuto volando sopra New York è stata che “tutto sembrava lo stesso”, tutte le case allineate come biscottini, c’erano taxi gialli ovunque, alti, alti edifici, era davvero un altro mondo, un mondo di fantasia. Ma mi sto’ allontanando dal punto di questo blog! Sì, l’America è grande e per noi e’ andata molto bene. Ma credo che fosse mio padre stato in grado di tornare in Albania starei scrivendo una storia diversa. Egli era un nazionalista e amava l’Albania e ha sempre voluto ritornare, però la storia aveva altri piani e quindi le cose non sono andate come aveva sperato, ma hanno funzionato comunque.

Oggi l’Albania è un paese libero. Certamente ci sono ancora molti ostacoli da superare, ma essendo stata qui sei mesi vedo che è possibile per l’Albania ad andare avanti e, infine, diventare il paese che ognuno spera che sia, se solo non tanti albanesi vorrebbero andare via. E questo è dove mi trovo a un bivio. Posso capire il loro desiderio di una vita migliore per se e per i propri figli, posso capire la loro infatuazione per l’America e tutto ciò che promette, posso anche capire come tutto ciò a loro sembra desolante oggi perche’ dopo 50 anni di oppressione qualcosa nell’anima si distrugge. Quello che non riesco a capire è che parlano dell’ impossibilità di cambiare il modo in cui le cose vengono fatte in Albania – Non si sono liberati dal comunismo? Non si sono aggrappati al sogno di un’Albania libera!

I pellegrini sono andati in America per sfuggire l’oppressione religiosa in Inghilterra, gli albanesi non sono più oppressi, hanno vinto quella battaglia, sono liberi ora, dovrebbero mettere tutte le loro forze dietro il loro paese, incoraggiare i figli a rimanere e fare una vita qui’, coinvolti nel “sistema” in modo che possano cambiare. Non ci saranno mai progressi se si  lascia tutto a le stesse persone, a  governare il paese nel modo che vogliono loro. Ho sentito le denunce di corruzione sistemiche in ogni angolo del comune. Chi poi farà l’Albania il paese che tutti vogliono? I comunisti sono andati ma molti albanesi sembrano aver perso la “Can do Attitude” esposta nei albanesi che si recano all’estero. Hanno bisogno di nuovo di recuperarla da qualche parte nel profondo del loro essere, so che è lì, l’ho vista in un certo numero di albanesi che iniziano aziende qui e prosperano, che si impegnano nella politica locale e perseverino. L’America non è stata costruita in un giorno o in venti anni. L’Albania non può essere costruito in 20 anni, ha bisogno di tempo per maturare, per essere nutrita, il tempo di guarire e di progredire, con pazienza. Non si può semplicemente lampeggiare gli occhi ed essere in Shangri La.

La vita in America è difficile, non si può essere un avvocato o un medico in Albania e pensare di essere uno lì. Molti albanesi che si trasferiscono lì si trovano a lavorare in una cucina o autisti di un taxi, con un paio di lavori per pagare l’affitto. Il ritmo della vita in America è totalmente diverso da qui. Più veloce, frenetica, caotica. Non sto cercando di essere un handicap e orientare le persone di non andare in America, io amo l’America, è un grande paese, ma la gente deve rendersi conto che le strade non sono lastricate d’oro, i lavori non sono così facili da trovare, le tasse sono molto alte, non c’è medicina socializzata (ancora), e l’elenco potrebbe continuare.

Se avete la fortuna di vincere la lotteria e andare negli Stati Uniti andate con una mente molto aperta. Le differenze tra qui e li sono 180 gradi. Lo stile di vita è di 180 gradi diversa, le libertà americane che si godono sono, per la maggior parte, meravigliose, ma ci sono anche tali aspetti non cosi’ meravigliosi. Vi dovrete abituare a fare uno stile di vita molto aperto e liberale, informatevi prima di andare di tutto ciò che potete, da quanto costa una pagnotta di pane a quale stato consente il matrimonio gay. Li albanesi sono stati rifugiati nella maggior parte della loro vita e possono scoprire che le libertà che altri paesi accolgono a braccia aperte non sono in linea con le loro idee di libertà. Educatevi sulle leggi e del governo. Studiate lo stato in qui desiderate vivere, in modo che non andate e rimanete in uno stato di shock totale quando arrivate. Mantenete il mento su e se vi impegnate al lavoro, qualunque lavoro, troverete una buona vita.

Ma per favore …. per favore non dimenticate l’Albania!

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